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Le proprietà  benefiche del Carciofo

Il carciofo è un ortaggio che appartiene alla famiglia delle composite. Di origine mediterranea, deriva da selezionamenti del cardo (Cardo Cardunculus).
Come gran parte degli ortaggi, i carciofi sono costituiti principalmente da acqua e fibre vegetali, utili per stimolare il buon funzionamento dell’intestino.
Essi sono ricchi di preziosi sali minerali, tra i quali troviamo sodio, potassio, fosforo e calcio. I carciofi contengono inoltre vitamina C, e vitamine del gruppo B, con particolare riferimento alla vitamina B1 ed alla vitamina B3. Contengono inoltre vitamina K, ritenuta utile nella prevenzione dell’osteoporosi.
Rappresentano inoltre una fonte di ferro e di rame, elementi impiegati dal nostro organismo nella produzione delle cellule del sangue, e ancora betacarotene e luteina, preziosi antiossidanti utili a proteggere la vista.
I carciofi vantano particolari virtù terapeutiche: sono dotati di proprietà  regolatrici dell’appetito, vantano un effetto diuretico e sono consigliati per risolvere problemi di colesterolo, diabete, ipertensione, sovrappeso e cellulite. Sono inoltre molto apprezzati per le proprietà  disintossicanti, per la capacità  di stimolare il fegato, contribuire alla purificazione del sangue, e dissolvere i calcoli. I carciofi contengono due sostanze: la coloretina e la cinarina, in grado di provocare un aumento del flusso biliare e della diuresi e in particolare la cinarina, svolge un ruolo importante poiché riesce ad abbassare il livello del colesterolo. Per ottenere un vero beneficio, occorrerebbe consumarne circa 300 gr. al giorno per un periodo piuttosto lungo. Da non sottovalutare è anche la funzione epatoprotettiva e antitossica dell’ortaggio su diverse sostanze, in particolare sull’alcol, la cui presenza nel sangue viene ridotta per l’effetto diuretico. Gli studiosi hanno inoltre anche riscontrato proprietà  rigeneratrici del parènchima epatico, oltre alla capacità  di migliorare le funzioni secretive e motorie del tubo digerente, favorendo la peristalsi.

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Le proprietà benefiche del Limone della costiera Amalfitana

I limoni sono i frutti dell’albero di limone il cui nome botanico è Citrus limon, una pianta appartenente alla famiglia delle Rutaceae. Il suo tipico colore giallo dipende dai bioflavonoidi, composti che contengono flavoni, un pigmento naturale organico che dà  colore a piante, fiori e frutti.

I limoni contengono anche altre sostanze, come limonina e limonene, che limitano i danni cellulari da cui possono derivare la formazione di tumori. A supportare l’azione benefica del limonene contribuiscono anche i citroflavonoidi (esperidina, diosmina e rutina) quali potenti antiradicali liberi dagli effetti ipocolesterolemizzanti e capillaroprotettrici. Il succo costituisce circa il 30% del peso del frutto e contiene dal 6 al 8% di acido citrico, citrati di calcio e potassio, sali minerali e oligoelementi quali ferro, fosforo, manganese, rame, grandi quantità  di vit B1, B2 e B3, carotene, vit A, vit P ma soprattutto vit C , fino a 50 mg/100 g di prodotto.

Il Limone della costiera Amalfitana, noto anche come Sfusato Amalfitano, è un prodotto ortofrutticolo italiano a Indicazione geografica protetta. Questo frutto presenta caratteristiche esclusive e si differenzia dai limoni della vicina area Sorrentina per le diverse modalità  di coltivazione e per proprietà  organolettiche differenti.

Infatti presenta una buccia di spessore medio e di colore giallo chiaro, ricca di oli essenziali e terpeni. Possiede una polpa succosa e moderatamente acida, con scarsa presenza di semi ed è ricco di acido ascorbico, ossia di Vitamina C. Tant’è che in passato, una maggiore diffusione di questo frutto si ebbe in tutta la costa, poiché le sue proprietà  favorivano la guarigione dello scorbuto, malattia dovuta alla carenza proprio di vitamina C. Per gli amalfitani, storicamente famoso popolo di navigatori, era determinante poter disporre sulle proprie navi di scorte di limoni. Così nell’XI secolo, la Repubblica di Amalfi decretò che a bordo delle navi ci fossero sempre provviste di questi meravigliosi frutti.

Il limone quindi è consigliato in caso di influenze, malattie infettive, anemia, nausea, reumatismi, inappetenza, bronchiti, arteriosclerosi, digestioni difficili, insufficienza epatica, diabete, come rimedio per la gotta, ipertiroidismo e calcoli renali.

I limoni sono anche fortemente dissetanti, sia per il contenuto in acqua, sia per le concentrazione in sali minerali ed acido citrico.

 

Il limone aiuta a dimagrire? Facciamo chiarezza

Il limone ha spiccate proprietà  diuretiche che favoriscono il processo di disintossicazione, aiutando il metabolismo a funzionare correttamente, per questo coadiuvante di una dieta da dimagrimento. Inoltre grazie alla ricchezza di pectina, aiuta a contenere l’appetito e a depurare in caso di eccessi alimentari. Il succo di limone non presenta particolari controindicazioni: può essere assunto da tutti, grandi e piccini. Alcuni sostengono che il succo di limone possa nuocere alla mucosa dello stomaco per la sua spiccata acidità ; a dire il vero, le pareti dello stomaco sono strutturate per tollerare pH decisamente più aggressivi ed il semplice succo di limone non può incidere sull’integrità  di una mucosa sana. Il suo abbinamento con acqua tiepida, bevuta al mattino a stomaco vuoto , stimola il lavoro dell’apparato gastrointestinale , facilita la digestione, creando un ambiente alcalino e favorendo, così, il benessere di tutto l’organismo. Infatti considerate le elevate concentrazioni di acido citrico, il limone è un alimento fortemente alcalinizzante, indicato nelle diete depurative ed in quelle mirate alla prevenzione delle calcolosi biliari e renali da accumulo di cistina ed acido urico. La vitamina C, il potassio e il magnesio invece, hanno effetti benefici e antiossidanti, attivi anche sul fegato, che è l’organo depurativo per eccellenza.

Inoltre l’acqua tiepida con il succo di limone stimola la peristalsi intestinale, favorendo l’evacuazione. L’azione dell’acqua tiepida, insieme al succo di limone, appena svegli, aiuta a sbloccare anche l’intestino più pigro. Al succo di limone vengono riconosciute anche proprietà  astringenti, che in effetti ha, e per questo si pensa erroneamente che non sia adatto alle persone che soffrono di stitichezza, ma non è così.

Nel caso in cui sia già  presente una patologia gastrica, preferibile comunque non consumare limone o succo di limone fuori pasto.

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Carenza di ferro: cosa mangiare per combattere l’anemia

Il Ferro è un minerale essenziale per il nostro organismo, e che faccia bene è cosa nota anche ai bambini, grazie al noto cartone animato “Braccio di Ferro”, il cui protagonista, brandendo la mitica lattina di spinaci combatte i soprusi a suon di pugni.

bracciodiferrojpgDurante l’infanzia però, l’anemia da carenza di ferro è molto frequente anche nelle popolazioni socialmente avanzate. Il basso peso al momento della nascita, un prematuro consumo di latte di mucca, il veloce tasso di crescita nei primi mesi di vita e una dieta povera di ferro, sono considerati i principali fattori di rischio. Proprio il latte, rispetto alla quantità  di Ferro, è particolarmente importante per l’alimentazione dei bambini piccoli, in particolare nell’età  compresa tra 0 e 3 anni. Nel caso di impossibilità  di allattamento al seno, è bene utilizzare i latti sostitutivi, formulati appositamente per riprodurre la funzionalità  del latte materno, anche in termini di quantità  di ferro contenuta. In particolare, i latti artificiali di oggi non vogliono imitare la quantità  di ferro del latte materno, quanto assicurarne la biodisponibilità , cioè la capacità  del suo assorbimento da parte dell’ organismo, attraverso l’aggiunta di lattoferrina e di altri componenti.

Il ferro si trova negli alimenti in due forme, ferro eme e non-eme. Il ferro eme, cioè legato all’emoglobina presente nelle carni viene ben assorbito. Gli alimenti che contengono ferro eme sono le migliori fonti per aumentare o mantenere i livelli di ferro sani. Tali alimenti sono carni rosse e bianche, pesce.

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Il ferro non-eme, si trova nelle uova, latticini, legumi, frutta e verdura, non è così facilmente assorbito come il primo. Una dieta “comune” comporta l’assunzione di 10-20 mg di ferro al giorno, ma in condizioni normali solo il 5-10% (1-2 mg circa) viene assorbito. Mentre se il fabbisogno risulta aumentato si può anche arrivare anche al 20-30%.

La perdita fisiologica di ferro avviene con le urine, le feci, il sudore, ma anche con la desquamazione di cellule intestinali e della cute. Nell’uomo e nella donna dopo la menopausa o in allattamento ammonta a circa 1 mg al giorno.

 

Mentre sempre nella donna in età  fertile le perdite possono arrivare fino 25 mg durante il ciclo mestruale e addirittura 700 mg durante la gravidanza, se si considerano le quote cedute al feto, l’espulsione della placenta e l’emorragia post-parto. Se una persona non riceve abbastanza ferro dalla dieta quotidiana, va incontro ad anemia, una condizione in cui il sangue presenta un minor numero di globuli rossi. Questo perchè l’emoglobina che costituisce i globuli rossi richiede ferro per la sua formazione. Tale deficit nel corpo si presentano come pallore, disturbi intestinali, palpitazioni e affaticamento generale.

Le quantità  giornaliere consigliate sono:

Bambini: 7-10mg

adolescenti maschi: 13mg

adolescenti di sesso femminile: 16mg

Donne: 16mg (18mg durante le mestruazioni)

Le donne in gravidanza: 30 mg

donne che allattano: 10mg

Uomini: 9 mg

Anziani: 9 mg

Quando la carenza di ferro ha determinato degli inconvenienti importanti come l’anemia, bisogna procedere alla somministrazione di integratori, quasi sempre per via orale. Non è sufficiente risolvere l’anemia ma occorre ripristinare adeguate riserve di ferro altrimenti, si può facilmente ritornare ad una condizione di deficit. Una volta corretta l’anemia, il che avviene generalmente in 2-3 mesi, la somministrazione del ferro va continuata per altri 3-4 mesi, ossia fino a quando la ferritina, (una proteina la cui concentrazione indica il rapporto con i depositi di ferro), non si sia stabilizzata. Inoltre alcuni alimenti di uso comune, come caffè, tè o fosfati presenti in alcune bevande e eventualmente fibre possono interferire con l’assorbimento di ferro. la-vitamina-c-favorisce-l-assorbimento-del-ferro

Questi possono essere fattori importanti se la nostra dieta è già  a basso contenuto di ferro. Ne facilitano invece l’assorbimento l’acido ascorbico (vitamina C), l’acido citrico, gli amminoacidi e gli zuccheri di origine alimentare.

Quindi alternare carne e pesce, accompagnata da verdura ricca di acido citrico e una bella spremuta di limone ricco di vit C, può aiutare sia noi che i nostri bambini a mantenere alti i livelli di ferro.

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